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Correzzola

Cartina CorrezzolaIl Comune di Correzzola si estende nell’ultimo tratto della Bassa Padovana e comprende, oltre al capoluogo, le frazioni di: Concadalbero, Civè, Brenta d’Abbà e Villa del Bosco, che corrispondono alle antiche gastaldie sorte attorno alla Corte Benedettina.
Confina con i comuni di Codevigo, Chioggia, Cona, Candiana, Agna e Pontelongo. Dista circa 30 km da Padova e 40 km da Venezia.
La superficie del suo territorio è quasi di 42 km2, una tra le più estese della provincia di Padova. Il nome di Correzzola deriva da “corrigium”, striscia, lingua di terra emersa tra le lagune.
Il territorio già nel periodo romano, ha una sua definizione precisa e costituisce parte del reticolato romano a sud-est di Padova.

Concadalbero
Idrovora Concadalbero“Concha de albaro” compare per la prima volta in un documento del 30 gennaio 954 come atto di donazione in favore dei Monaci della SS. Trinità di Brondolo. In seguito il territorio è donato al monastero di San Michele in Adige, presso Cavarzere.
Chiesa Santa MariaGiugno 1129: la Curia e la Corte di Concadalbero, vengono acquistate dai monaci benedettini di Santa Giustina.
1211: la chiesa di S. Maria e le proprietà adiacenti ad essa, vengono vendute ai Benedettini che diventano quindi i proprietari esclusivi del luogo.
1573: la vecchia chiesa di Santa Maria viene abbattuta e sostituta da una nuova costruzione decorata dal pittore Dario Veronese.


 

Civè
Modonna col BambinoNel 1200, in seguito alla bonifica del territorio compiuta dai monaci di Santa Giustina fu costruita una chiesa parrocchiale. Nell’attuale chiesa si può ancora ammirare la tela della Madonna col Bambino tra i santi Prosdocimo e Benedetto, sec. XVI (scuola del Padovanino) e le statue lignee della Madonna e di S. Antonio.
Idrovora CivèNel 1820, una sconvolgente alluvione, distrugge il territorio che si trovava nel disordine idraulico più completo. La duchessa Melzi nel 1855 chiamò l’ing. Luigi Alfieri (cugino del poeta Vittorio Alfieri), a collocare, nel territorio di Civè, la prima macchina idrovora a vapore che consentiva il sollevamento meccanico delle acque. Tale impianto venne poi modificato nel 1918. In seguito altre macchine idrovore vennero collocate nella proprietà Melzi.

Brenta d'Abbà
Antica mappa Brenta d'AbbàQuesto territorio, adagiato lungo le verdi anse del fiume Bacchiglione, appartenne agli inizi al monastero di San Cipriano di Venezia, poi a quello di Santa Giustina di Padova. Da quel momento trasformò il proprio nome da Castellum de Brenta in Brenta dell’Abbà (cioè dell’abate), come si trova in un documento del 7 agosto 1491. Il decreto napoleonico del 23 dicembre 1807 sancisce il passaggio del feudo ai Melzi d'Eril.
La chiesa originaria, risalente al XIII secolo, nel 1492 viene sostituita da una nuova costruzione. Quest'ultima rivelatasi fatiscente nelle strutture e insufficiente a contenere l’accresciuta popolazione, fu rimpiazzata da una nuova struttura inaugurata nel 1954.

Villa del Bosco
Piatto romanoLa sua storia prende avvio già in epoca romana, documenti di età medievale riportano voci di questo passato. I monaci benedettini di S. Santi Niccolò e RoccoGiustina di Padova, nei primi di giugno del 1129, acquistano i possedimenti di Correzzola dai coniugi Giuditta e Guido de’ Crescenzi. Iniziano quindi la lunga e difficoltosa opera di bonifica, che porterà Villa del Bosco ad essere la zona più fertile e produttiva del nostro territorio. La chiesa dedicata ai Santi Niccolò e Rocco, edificata nel XIII secolo in stile romanico, viene ricostruita nel 1531. Subisce delle modifiche nei secoli XVII- XVIII e sarà restaurata tra il 1950 e il 1960.


 

Corte Benedettina
Il nome di Correzzola deriva da “corrigium”, striscia, lingua di terra emersa tra le lagune. Il territorio già nel periodo romano, ha una sua definizione precisa e costituisce parte del reticolato romano a sud-est di Padova. A Correzzola, nei pressi del fiume Bacchiglione, che qui segnava una grande ansa, sorge l’antica Corte Benedettina. Un tempo sede amministrativa di un esteso fondo dei monaci benedettini di S.Giustina di Padova che nell’opera di risanamento e di trasformazione del territorio, si spostarono dalla vicina Corte di Concadalbero, centro del feudo acquisito nel 1129.
Corte BenedettinaUn centro direzionale Monastico, unico nel suo genere. La Corte Dominicale, costruita dal XV al XVII secolo, si sviluppa lungo il corso del fiume e presenta diverse aie. La Celleraria, con la residenza abbaziale e l’abitazione dei Monaci costituisce la “Corte di transito”. Una cantina, detta a suo tempo “delle tre navate” e il soprastante granaio, delimitavano la seconda corte, dove in passato si trovava una grande aia lastricata per essiccare i cereali. La terza Corte detta “ara delli marangoni” (artigiani), era delimitata da lunghi porticati, con granai e da un ricovero, al piano terra, per macchinari e attrezzi. A sud della “Corte di transito” si trovava la “Cappelletta di casa” ora sede della Biblioteca Comunale, mentre a delimitare l’aia centrale, si innalzava la scuderia di vaste proporzioni con le sue dodici arcate a tutto sesto. Altre Corti minori come quella “delle legne”, le abitazioni per gli artigiani, i pozzi, la fornace con le sue “are”, il forno, i luoghi per la distillazione dell’acquavite, gli spazi per i tessitori, i depositi, il giardino, l’orto, il brolo con il frutteto, i pollai, completavano l’esteso spazio segnato dal fiume e arricchivano di movimento ed operosità il centro direzionale e monastico. Con l’avvento di Napoleone in Italia, la Corte con il suo territorio di quasi 13.000 campi (pari a 52 Km2), suddivisi in possessioni e organizzati con casa colonica in muratura, passa nel 1807 alla famiglia Melzi D’Eryl di Milano che la tenne per poco più di un secolo. Attualmente la proprietà è stata smembrata, ma il territorio conserva ancora moltissime testimonianze dell’assetto che i benedettini gli avevano dato: la canalizzazione, la rete viaria, le architetture rurali e i decori con gli stemmi dell’ordine dei Benedettini prima e dei Melzi D’Eryl poi.
 

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